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HIV: nel 2030 potrebbe davvero sparire?

HIV Negative

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In Italia sono in diminuzioni i casi di infezione da Hiv da rapporti eterossesuali, ma aumentano i contagi in uomini che fanno sesso con uomini. L’idea è quella di dichiarare “finita” l’epidemia di Aids, come problema di salute pubblica, entro il 2030. Le cose, però, stanno andando storte per colpa della pandemia da virus Sars-Cov 2. E la lotta contro lo storico virus Hiv, che dalla sua comparsa, all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, ha fatto più di 25 milioni di vittime in tutto il mondo, sta subendo battute di arresto. E la Giornata Mondiale contro l’Aids, che si celebra ogni primo dicembre, ora alla sua 34ma edizione, ripropone l’obiettivo e non a caso il tema scelto quest’anno è: “Porre fine all’epidemia di Hiv/Aids: resilienza e impatto”. Cioè: si può annientare il virus Hiv soltanto grazie a uno sforzo globale che garantisca un’adeguata prevenzione dell’infezione e terapie efficaci “people centered”, cioè “mirate alle persone” che sono portatrici del virus.

Il peso del Covid-19

Fin qui abbiamo parlato di Giornata Mondiale Aids, con gli slogan e le dichiarazioni, necessariamente generiche e di programma, delle istituzioni, ma vediamo che cosa sta succedendo nella realtà quotidiana: nel mondo e in Italia, partendo, inevitabilmente, dai numeri. Secondo il Rapporto Unaids 2020, la pandemia da Coronavirus ha rappresentato una battuta di arresto nei programmi di controllo dell’epidemia da Hiv e si stima che ci saranno, fra il 2020 e il 2022, dai 123 mila ai 293 mila nuove infezioni in più rispetto a quelle previste e da 69 mila a 148 mila morti in più legate all’Aids. Alcuni Paesi nell’Africa Subsahariana, come il Botswana e lo Swaziland, hanno fatto enormi sforzi per contenere i contagi, con successo, ma altri non hanno fatto altrettanto. E, attualmente, almeno 12 milioni di persone nel mondo non hanno accesso alle cure anti-Hiv e 1,7 milioni di persone si sono infettate nel 2019 perché non coinvolti in programmi di prevenzione.

Le nuove diagnosi in Italia

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2019 sono state effettuate 2.531 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 4,2 nuovi casi per 100 mila residenti. In calo rispetto agli anni passati e soprattutto al biennio precedente. L’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi Hiv, si colloca lievemente al di sotto della media dei Paesi dell’Unione Europea. Il dato nuovo è che, diversamente dagli anni precedenti, in cui la modalità di trasmissione più frequente era attribuita a rapporti etererosessuali, nel 2019, per la prima volta, la quota di diagnosi Hiv riferibili a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) è pari a quella attribuibile a rapporti eterosessuali.

Calo delle infezioni

Barbara Suligoi, direttore del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità conferma, in un incontro promosso dalla Simit, la Società Italiana di Malattie infettive, un calo del 38 per cento dei pazienti positivi all’Hiv nell’ultimo decennio e un aumento dei test tra i giovani anche grazie alle iniziative con laboratori mobili e test nelle piazze. Intanto si stanno affinando le terapie e per il 2021 sono in arrivo i cosiddetti farmaci “long acting”, cioè a lunga durata di azione.

Medicina a distanza

La ricerca sull’Hiv, anche in epoca di Covid, non si ferma, anche per offrire nuove opportunità terapeutiche alle oltre centomila persone che oggi in Italia vivono con l’Hiv. Persone che in larga maggioranza sono curate, lavorano e sono socialmente inserite, ma che, benchè in una minoranza di casi, sopportano ancora disagi, dovuti all’emarginazione, alle difficoltà economiche e sociali. La cronicità della malattia da Hiv ha due facce quella della stabilità (vedi accesso alle terapie, ndr) e quella della precarietà (difficoltà varie, ndr) – commenta Massimo Galli, professore di Infettivologia all’Università di Milano e Past President di Simit – Entrambe sono messe in crisi dalla pandemia, che ha indotto una rarefazione dei servizi , ma in misura maggiore chi è più emarginato» Una proposta di soluzione se questa pandemia di Covid si protrarrà? «L’uso di nuovi strumenti – suggerisce Galli. – Per esempio una medicina a distanza che possa aiutare a seguire queste persone che invecchiano come le altre, ma con qualche problema in più. E poi la necessità di garantire anche a questi pazienti, l’accesso alle cure per patologie acute, correlate all’infezione da Hiv, in un momento in cui i reparti di malattie infettive sono invasi dai pazienti con Covid-19». (fonte: corriere.it)

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