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08-08-2019

Epatiti, una minaccia per la salute globale

La lotta alle epatiti è una delle maggiori sfide che la sanità mondiale deve affrontare. Sono poco meno di 330 milioni le persone che nel mondo sono state colpite dai virus dell’epatite B e C, i due agenti patogeni che causano la forma peggiore di epatite, con esiti letali, e che sono causa di insorgenza di tumore al fegato. L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità è eliminare la patologia entro il 2030: servono oltre 58 miliardi di dollari per sconfiggere questi virus in 67 Paesi a basso e medio reddito. Per fare ciò è necessario rendere più agevole l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti. L’Oms ha stimato questa soglia di spesa in uno studio pubblicato su Lancet Global Health. E all’aumento degli investimenti per il contrasto all’epatite l’agenzia delle Nazioni Unite ha dedicato l’ultima Giornata mondiale dell’Epatite lo scorso 28 luglio. Epatite B è infezione sessuale Sono cinque i virus che possono causare l’infezione al fegato. Quelli meno pericolosi sono il virus dell’epatite A e dell’epatite E mentre il virus D causa un tipo di infezione che va ad aggiungersi all’epatite B. Quest’ultima e l’epatite C sono le più pericolose. Il contagio per l’epatite A avviene generalmente da persona a persona o con il consumo di acqua o cibi crudi o poco cotti contaminati, ad esempio i frutti di mare. Anche il contagio per il virus E segue le stesse modalità (per via oro-fecale) e per questo entrambe interessano in particolare i Paesi con servizi igienici poco sviluppati. Qui i bambini hanno un rischio molto elevato di contrarre l’infezione. Le epatiti che creano più problemi ai sistemi sanitari sono la B e la C. Possono evolvere in cirrosi e causare tumore. Il contagio avviene attraverso il contatto con il sangue infetto; per l’epatite B (e in via residuale per la C) la trasmissione avviene anche per via sessuale. Nel mondo sono 257 milioni i soggetti che hanno contratto l’epatite B. Nel 2016 solo il 10,5% (27 milioni) è a conoscenza delle proprie condizioni di salute e tra questi solo 4,5 milioni hanno ricevuto un trattamento. I nuovi casi, sempre nello stesso anno, sono stati 1,1 milioni. La prevalenza dell’epatite C riferita al 2015 è invece di 71 milioni: nel 2017 il 19% ha scoperto il proprio status, 2 milioni di individui hanno potuto beneficiare di un trattamento. I nuovi casi sono stati 1,75 milioni. Sei miliardi di dollari l’anno per evitare 4,5 milioni di morti Eliminare la patologia significa ridurre le nuove infezioni del 90% e i decessi del 65% entro il 2030. Per farlo serve incrementare i livelli di investimento nei servizi e questo può essere il momento giusto. I costi per la diagnosi e il trattamento delle epatiti virali si sono ridotti e quindi i Paesi ne possono approfittare per aumentare la spesa sanitaria e procedere verso il perseguimento della copertura sanitaria universale contribuendo così all’eliminazione dell’epatite. Grazie a questo tipo di investimento, molti Paesi possono salvare la vita a centinaia di migliaia di persone e ridurre nel lungo periodo i costi correlati al trattamento di cirrosi e tumori al fegato che sorgono per via di epatiti non trattate. Con sei miliardi di dollari l’anno si può eliminare la patologia in 67 Paesi a basso e medio reddito: a questa spesa corrisponde una riduzione di 4,5 milioni di decessi prematuri entro il 2030 e di più di 26 milioni dopo questa data. Per vincere sull’epatite servono in tutto 58,7 miliardi di dollari, dice l’Oms. Alcuni Paesi sono già sulla buona strada. L’India, ad esempio, che ha annunciato l’offerta gratuita dei test e dei trattamenti per le epatiti B e C come parte del piano per raggiungere la copertura sanitaria universale. Questo è stato agevolato dalla riduzione del prezzo dei medicinali: nel Paese asiatico l’epatite C richiede trattamenti che costano meno di 40 dollari l’anno mentre per l’epatite B la cifra scende a meno di 30 dollari. Virtuoso anche l’esempio del Pakistan che sta affrontando una delle maggiori epidemie di epatite C. In occasione della giornata mondiale il Paese ha lanciato un piano di controllo per le nuove infezioni e per garantire la sicurezza nella pratica delle iniezioni (se eseguite senza misure adeguate possono favorire la trasmissione dei virus).

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