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15-11-2016

SLA: impianto nel cervello permette a una malata di scrivere con la mente

Ricercatori olandesi hanno messo a punto e sperimentato un sistema che consente a una paziente con SLA in fase avanzata di scrivere utilizzando solamente i segnali provenienti dal suo cervello. Un «telecomando» nella mente: Hanneke De Bruijne, una dottoressa olandese malata di SLA dal 2008, è cosciente e sveglia, ma non può muoversi a causa della completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo. Solo gli occhi possono muoversi. Nel 2015 un team di ricercatori dell’University Medical Center di Utrecht le ha impiantato chirurgicamente nel cervello un’interfaccia che riceve segnali elettrici e li trasmette ad un software di scrittura. «È come avere un telecomando nella mente», spiega Nick Ramsey, professore di neuroscienze cognitive e uno dei principali autori dello studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Così sette mesi dopo l’intervento, la signora De Bruijne è riuscita a controllare in modo indipendente il programma. Il cervello pensa di fare «click» In questo modo è in grado di scrivere due o tre parole al minuto. Può spostare il cursore da una lettera all’altra immaginando di muovere le dita della mano destra, azione che produce segnali neuronali. Anche se ha perso la capacità di muoversi, il suo cervello genera questi segnali elettrici, in particolare quando pensa a un determinato movimento. Gli elettrodi posizionati sulla sua corteccia motoria, la regione del cervello che controlla i movimenti volontari, rilevano piccoli picchi elettrici quando la signora pensa di muovere la mano destra. Il software visualizza quattro righe di lettere sullo schermo evidenziando una riga alla volta. Quando arriva alla riga prescelta, lei pensa al gesto della mano. Poi il programma seleziona le lettere lungo la riga scelta, da sinistra a destra. Quando la lettera corretta viene evidenziata, lei fa un altro “clic” con la mente. Lettera per lettera, scrive i suoi pensieri. I vantaggi rispetto alla comunicazione oculare Il dispositivo impiantato nel cervello, sebbene non esente da rischi, è di un tipo che la Food and Drug Administration Usa ha approvato per il trattamento del morbo di Parkinson. L’interfaccia cervello-computer non è lo strumento di comunicazione unico della signora De Bruijne. Per un paio di anni ha utilizzato il dispositivo più conosciuto, il comunicatore oculare, che le permette di selezionare le lettere sullo schermo del computer attraverso i movimenti degli occhi. Con questo sistema però è più lenta: può scrivere da cinque a dieci lettere al minuto. Il dispositivo per gli occhi ha inoltre un serio inconveniente: ogni volta che i livelli di luce intorno cambiano, deve essere ricalibrato. Questo rende il suo uso all’aperto davvero difficile. Il dispositivo impiantato nel cervello invece ha un altro vantaggio oltre alla rapidità: mentre i sistemi non invasivi richiedono un’elaborata disposizione di elettrodi esterni prima di essere usati, l’impianto è già pronto e “lavora sempre”.

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